Joel Meyerowitz ed il tempo

L’anno scorso di questi tempi mi trovavo al Tate Modern di Londra e sono rimasto molto colpito dalla mostra fotografica di Joel Meyerowitz, in particolare da queste sue parole: “Capii che il tempo era luce”.
1 La macchina fotografica
Meyerowitz si riferiva in particolare al tempo di esposizione, uno dei tre parametri fondamentali quando si scatta una fotografia. Più a lungo lasci l’obiettivo della macchina fotografica aperto, più luce arriverà alla pellicola (o al sensore, rivisitato in chiave moderna).
2 La fisica
È tuttavia una frase accattivante dal punto vista fisico, e mi sono chiesto che cosa potesse significare “il tempo è luce”.
Mi è venuto allora in mente l’esperimento di Einstein per misurare la dilatazione dei tempi. Lui considerò proprio due orologi di luce, cioè degli oggetti costituiti da due specchi disposti l’uno di fronte all’altro in grado di respingere continuamente il fascio di luce, come una pallina che rimbalza continuamente da una parte all’altra, scandendo il tempo.
3 Come si misura il tempo?
Se ci pensiamo bene, il tempo non lo vediamo direttamente, è un concetto astratto. Diciamo che è passato del tempo quando qualcosa intorno a noi cambia: la luce del giorno, la stanchezza, il partner che rientra a casa da lavoro, una capello bianco in più, un bambino che diventa più alto, che inizia ad andare a scuola… Ma se nulla cambiasse dentro e intorno a noi?
Siamo quindi in grado di vedere lo scorrere del tempo perché arriva una luce diversa ai nostri occhi, una nuova immagine, una fotografia. Il nostro cervello elabora il prima e il dopo, costruisce un ricordo, lo custodisce nella memoria e diventa passato.